Tubetti termorestringenti per fibra ottica: come sceglierli e usarli correttamente
Come scegliere e installare correttamente i tubetti termorestringenti per fibra ottica ed evitare problemi in fase di giunzione e collaudo OTDR.
Nelle lavorazioni sulla fibra ottica alcuni componenti possono sembrare secondari ma avere un ruolo importante sull’affidabilità finale della tratta.
È il caso dei tubetti termorestringenti, utilizzati da oltre 25 anni per proteggere le giunzioni ottiche nelle attestazioni dei pigtail, nelle terminazioni dei cavi e lungo le dorsali.
Scegliere il tubetto corretto e installarlo nel modo giusto non è quindi un dettaglio: lunghezza, diametro, compatibilità con il vassoio portagiunti e modalità di posa possono incidere direttamente sulla protezione della fibra e sulla qualità della giunzione.
Come è fatto un tubetto termorestringente
I tubetti termorestringenti per fibra ottica sono disponibili in diversi formati, ma la loro struttura è generalmente composta da tre elementi.
La barretta metallica di rinforzo conferisce rigidità e stabilità alla zona della giunzione.
La colla a caldo, sottoposta alle temperature raggiunte dal fornetto della giuntatrice, si scioglie e aderisce alla fibra e ai suoi rivestimenti.
Infine, il rivestimento termorestringente esterno comprime uniformemente la colla e contribuisce a consolidare la protezione.
Tre elementi diversi che lavorano insieme con un unico obiettivo: proteggere il giunto nel tempo.
La scelta del tubetto parte dal portagiunti
Uno degli errori più frequenti è considerare il tubetto come un componente indipendente dal resto dell’installazione.
In realtà, nella maggior parte dei casi è proprio il vassoio portagiunti a determinare lunghezza e diametro da utilizzare.
Un portagiunti progettato per una lunghezza di 40 mm, per esempio, non può accogliere correttamente un tubetto da 60 mm. Allo stesso modo, un diametro non compatibile con le sedi di fissaggio può rendere instabile o difficoltoso il posizionamento.
Il criterio corretto è quindi valutare insieme:
- misura del tubetto;
- dimensioni del vassoio portagiunti;
- sistema di fissaggio;
- tipologia di fibra;
- configurazione della giunzione.
Il tubetto giusto non è semplicemente quello disponibile in cantiere, ma quello compatibile con l’intero sistema di giunzione.
Tubetti e “capillari”: attenzione alla terminologia
Nel linguaggio utilizzato sul campo capita ancora di sentir chiamare i tubetti termorestringenti “capillari”.
Tecnicamente, però, non sono la stessa cosa.
I capillari utilizzati storicamente avevano un diametro molto piccolo ed erano privi della barretta metallica di rinforzo. Garantivano maggiore libertà di posizionamento, ma una minore protezione meccanica.
Oggi il tubetto termorestringente rappresenta la soluzione più diffusa, mentre in alcuni mercati, in particolare nell’area tedesca, vengono utilizzati anche protettori meccanici come i crimp splice protector.
Conoscere le differenze aiuta a scegliere il componente più adatto alla specifica installazione.
Un errore di posa può emergere solo al collaudo
Anche quando il tubetto scelto è corretto, la modalità di installazione può creare problemi.
Un caso tipico riguarda il posizionamento nel portagiunti subito dopo il passaggio nel fornetto della giuntatrice.
Quando il tubetto è ancora molto caldo, la protezione non è completamente consolidata. Forzarlo all’interno di una sede troppo stretta può deformarlo e trasmettere una sollecitazione alla fibra.
La conseguenza può essere una piega anomala, una scheggiatura o, nei casi peggiori, la rottura della fibra.
Spesso queste criticità emergono soltanto durante il collaudo della fibra ottica.
OTDR e VFL: due strumenti complementari
Le misure effettuate con OTDR permettono di individuare attenuazioni, riflessioni o interruzioni lungo un collegamento ottico.
La lettura della traccia, però, richiede esperienza.
Con l’utilizzo diffuso dei pigtail, infatti, la giunzione può trovarsi molto vicino al connettore. In questi casi un normale OTDR da campo potrebbe non riuscire a distinguere chiaramente quale elemento stia generando l’anomalia.
Il problema quindi non è necessariamente il connettore: può essere legato alla giunzione o a un utilizzo non corretto del tubetto termorestringente.
A supporto della diagnosi può essere utile anche il VFL – Visual Fault Locator.
Il VFL immette nella fibra una luce rossa visibile. Se la luce fuoriesce in un determinato punto, può indicare una piega critica, una scheggiatura o una rottura della fibra.
È un controllo semplice, ma particolarmente efficace per individuare rapidamente alcune problematiche localizzate.
Competenza tecnica e formazione fanno la differenza
La qualità di una giunzione in fibra ottica non dipende mai da un solo elemento.
Materiali, strumenti, corretta preparazione della fibra, giuntatrice, portagiunti, procedure di posa e capacità di interpretare le misure devono lavorare insieme.
Per questo formazione e competenza tecnica rimangono fondamentali.
Comprendere come scegliere e gestire correttamente anche un componente apparentemente semplice come un tubetto termorestringente significa ridurre gli errori in fase di installazione e intervenire con maggiore efficacia quando, durante il collaudo, emerge un’anomalia.
TECON: strumenti, materiali e competenza per la fibra ottica
TECON affianca da oltre quarant’anni tecnici, installatori e professionisti delle telecomunicazioni con strumenti, materiali, assistenza e formazione dedicati alla fibra ottica.
Dalla scelta dei componenti alle attività di giunzione, misura e collaudo, l’obiettivo è supportare ogni fase del lavoro con soluzioni affidabili e competenze specialistiche.
Hai bisogno di individuare il tubetto termorestringente più adatto alla tua applicazione o di supporto nella scelta degli strumenti per giunzione e collaudo?
👉 Contatta il team TECON per confrontarti con i nostri tecnici e trovare la soluzione più adatta alle esigenze della tua rete.
Dal 1979, la precisione dietro ogni connessione.